24 Giugno 2018 - ore 21.00
Fondi (LT) - Palazzo Caetani
GIORNO 2

FESTA INTERNAZIONALE DELLA MUSICA

Orchestra da Camera "Città di Fondi"
Nino Modebadze, pianoforte​
Matteo Cossu, violino
Juan Jose Maldonado Martinez, direttore d'orchestra
Ingresso: 5 euro

Nino Modebadze è nata a Dubna, nord di Mosca, in Russia nel 1996. Di nazionalità georgiana, ha studiato al Conservatorio Statale di Tbilisi, dove sta conseguendo la Laurea Magistrale in Pianoforte sotto la direzione della sua insegnante Lali Sanikidze. In patria è unanimemente considerate come una promessa mondiale del pianoforte. La sua carriera, iniziata come bambina prodigio, è estremamente intensa.

Tra i vari premi e riconoscimenti ricevuti, ricordiamo il secondo piazzamento a “Rinascimento” – IV international Contest Festival dei musicisti a Gyumri in Armenia nel 2012 ed il primo premio nel 2013 al XIII Concorso Internazionale “Music without limits” a Druskinikai in Lituania.

Si è perfezionata in Spagna con Pablo Galdo ad attualmente ha un fittissimo calendario di concerti.

Possiede una tecnica solida e chiara ed un suono bellissimo. Le sue interpretazioni sono molto intense e si collocano all’interno della grande tradizioni pianistica georgiana.

PROGRAMMA
R. Schumann
Concerto per pianoforte in la minore op. 54
Allegro affettuoso
Intermezzo: andantino grazioso
Allegro vivace
L.v. Beethoven
Concerto per violino in Re maggiore op. 61
Allegro ma non troppo
Larghetto
Rondò: allegro

Matteo Cossu ha iniziato a sei anni lo studio del violino diplomandosi presso il Conservatorio “Morlacchi” di Perugia sotto la guida di Georg Mönch. Subito dopo prosegue la propria formazione musicale con Carlo Maria Parazzoli.

Ha studiato presso l’Accademia nazionale di Santa Cecilia conseguendo i diplomi di Alto Perfezionamento in violino con Sonig Tchakerian e in musica d'insieme con Rocco Filippini; ha inoltre ottenuto presso l’ Accademia pianistica “Incontri col Maestro” di Imola il Master in musica da camera con Pier Narciso Masi con cui ha approfondito il repertorio  delle sonate per violino e pianoforte.

Ha seguito come allievo effettivo corsi di perfezionamento in prestigiose accademie italiane ed europee: il  Mozarteum di Salisburgo con Pierre Amoyal, l’Académie de musique Tibor Varga di Sion con Francesco De Angelis e Victor Pikayzen, il Campus internazionale di musica di Sermoneta con Rocco Filippini e Mariana Sirbu, l’Accademia Chigiana di Siena con Giuliano Carmignola e con il Trio di Trieste ricevendo borsa di studio e diploma di merito. Ha frequentato per un anno la Scuola Superiore Internazionale di Musica da Camera del Trio di Trieste a Duino e per tre anni consecutivi ha partecipato presso l’Arts Academy di Roma a dei master tenuti da Boris Belkin.

Collabora con diverse formazioni orchestrali con cui ha suonato in importanti sale da concerto: la Philharmonie di Berlino, la Royal Albert Hall di Londra, la Sala Santa Cecilia e la Sala Sinopoli del Parco della musica, l’Auditorium della Conciliazione.

Svolge attività concertistica sia come solista che in duo violino e pianoforte; di particolare interesse sono stati i récital per l'Istituto Italiano di Cultura tenuti a Vienna presso il Palais Sternberg, a Sydney nella sala dell'Istituto, ad Hong Kong presso lo Youth Square Y-Theatre e per il Festival International Musica I Festa di Valencia.

Ha tenuto una masterclass di musica da camera presso la Waikato University di Hamilton (Nuova Zelanda) ed ha suonato nell'Auditorium del Waikato Museum della stessa città.

Collabora stabilmente con l'orchestra da camera Concerto barocco di Roma con cui esegue come solista le Quattro Stagioni di Vivaldi. Con l'Orquestra Sinfónica del Estado de México ha suonato il Concerto per Violino e orchestra n. 2 di Béla Bartók diretto dal Maestro Enrique Bátiz Campbell.

Parallelamente all'attività di strumentista ha seguito gli studi musicologici sotto la guida del prof. Franco Carlo Ricci presso l'Università della Tuscia di Viterbo, dove ha conseguito la laurea triennale in Arte, musica e spettacolo e la magistrale in Filologia moderna; le sue tesi hanno ricevuto il massimo dei voti, la lode e la dignità di stampa.

Nell'ottobre 2012 ha vinto una borsa di studio triennale al dottorato di ricerca in musicologia dell'Università di Pavia. Dopo aver approfondito la filologia musicale e la prassi esecutiva consegue il titolo di dottore di ricerca in musicologia il 23 febbraio del 2016: il titolo della dissertazione dottorale è 'Ella deve farsi padrona in qualunque sito dell'arco' Studio critico sull'Arte dell'arco di Giuseppe Tartini.

La casa editrice EAI nel febbraio 2014 ha pubblicato il suo libro Prokof'ev incontra Eisenstein. Le musiche per Alexandr Nevskij tratto dalla tesi di laurea specialistica.

Sulla rivista musicale Allegro con brio sono stati pubblicati i seguenti articoli: Giuseppe Verdi: musica tra politica e sentimento, Goffredo Petrassi. Evoluzione stilistica, sensibilità culturale, notorietà internazionale, Giovanni Sgambati. Una Dichiarazione d’amore a Roma, Dannazione e redenzione nel Manfred di Schumann su testo di Byron. Nel maggio del 2015 è uscito il volume Musik und Musikwissenschaft im Umfeld des Faschismus edito da  Studio Verlag, che contiene un suo saggio: Oltre Torrefranca. Riscontri tartiniani nel contesto del Classicismo viennese.

Ha partecipato come relatore al VII Convegno interdisciplinare dei dottorandi e dottori di ricerca dell'Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” proponendo un contributo dal titolo Conflittualità e innovazione nel Concerto per violino di Alban Berg, successivamente pubblicato nel volume Conflitti II Arte, Musica, Pensiero, Società, Universitalia, Roma 2017. La rivista Studi Musicali ha pubblicato un suo saggio dal titolo Le edizioni del Novecento de l'Arte dell'arco di Tartini.

Nel 2014 e nel 2015 ha soggiornato in Austria e in Inghilterra per attività di ricerca e perfezionamento presso l'Universität Wien e  la University of Southampton.

Attualmente collabora con il Centro Studi Tartiniano per cui sta curando la prima edizione critica dell'Arte dell'arco, in vista della pubblicazione dell'Opera Omnia di Giuseppe Tartini

Juan José Maldonado è docente presso la Facoltà di Musica dell’Università Autonoma di Tamaulipas in Messico.

Ha studiato direzione d’orchestra con Francisco Savin, Fernando Lozando e Enrique Diemecke in Messico e con Julius Kalmar a Vienna. Dal 2007 è direttore artistico e direttore principale dell’Orchestra Sinfonica dell’Università Autonoma di Tamaulipas.

E’ uno dei direttori d’orchestra più versatili in Messico, caratterizzato da una straordinaria accuratezza nelle esibizioni e da una profondità estrema.

In aggiunta, è un esperto in Intelligenze multiple ed in pedagogia cognitiva con diversi diploma all’Università di Harvard. E’ il fondatore ed il responsabile del laboratorio di Neuropsicologia dell’Arte e Cognizione della Percezione nella Università dove insegna.

Note di sala a cura della musicologa Silvia D'Anzelmo

Questo secondo appuntamento che il Fondi Music Festival dedica alla Festa della Musica esplora la figura del compositore-genio: da un lato Ludwig van Beethoven (1770-1827), dall’altro Robert Schumann (1810-1856). A esaltare la figura del genio come concretizzazione della libera creatività affrancata dal rispetto delle regole cui invece sottostà l’uomo ‘normale’ è stato il Romanticismo. I pensatori e gli artisti romantici provano una vera e propria attrazione per l’assoluto che ricercano in maniera spasmodica. La loro tensione si rivolge verso tutto ciò che produce emozioni travolgenti ed è per questo che la musica diviene per loro la più perfetta di tutte le arti. Questo genera un cambiamento nella figura del compositore che non è più un semplice artigiano al servizio dell’aristocrazia; e Beethoven è stato il primo a rivoluzionarne la funzione sociale. Per lui fare musica significa rispondere all’esigenza di esprimere la propria interiorità e lasciare al mondo un messaggio che sia universale perché rivolto all’umanità intera. Questo stesso anelito lo troviamo in Schumann, compositore che appartiene pienamente alla generazione romantica. La differenza, rispetto a Beethoven, è che questa tensione alle volte si frammenta senza riuscire a concretizzarsi pienamente in una musica che sia coerente e organica. Schumann è un animo tormentato e sensibile tanto da toccare la malattia mentale con crisi nervose che lo portano a tentare il suicidio per  poi finire i suoi giorni in una casa di cura. Del primo ascolteremo il Concerto per violino Op. 61 in cui la scrittura dello strumento solista risulta estremamente elegante e levigata senza concedersi mai virtuosismi inutili. Del secondo, invece, ascolteremo il Concerto per pianoforte Op. 54: il tentativo più ardito che Schumann fece per infondere sue suggestioni e ansie espressive a una forma di vaste proporzioni.

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